Freelance, smetti di piangerti addosso

Da 13 anni faccio parte del mondo del web, come web designer e formatore. Da 3 a tutti gli effetti come freelance. Ho avuto la fortuna di lavorare per decine di agenzie, di collaborare con designer, sviluppatori, illustratori, copy, insomma tutti quei bizzarri personaggi che gravitano intorno a internet.
Bizzarri ed entusiasti, brillanti pensatori, coinvolgenti, menti fluide, positive.

Un positivismo di cui mi sono nutrito per anni.

Ma forse queste buone vibrazioni oggi si stanno facendo da parte per lasciare posto al negativismo compulsivo.

Si, perchè la sensazione è che ultimamente il freelance si stia facendo trascinare nel baratro del Non ce la faccio. Articoli, tweet, commenti, evidenziano come un’ansia negativa sia stia impadronendo di tanti professionisti.

Ora, è chiaro a tutti che lavorare in Italia oggi non è semplice, tantomeno con una partita iva. Ma tu, giovane rampante freelance dall’accento milanese, pensi che far morire di noia tutti quelli che ti stanno attorno sia la soluzione ai tuoi problemi?
Che poi, mica ti hanno obbligato ad aprire la partita iva. Insomma, basta lamentarsi!

Non voglio avere nulla a che fare con il tuo pessimismo! Mi annoia!

È quello che pensa, consciamente o inconsciamente, chi legge i tuoi post. Che sei noioso.

Lavorare come freelance in Italia è facile? Per niente. Già detto prima. Richiede un grande impegno, sacrifici, bisogna affinare doti come la pazienza, la contrattazione, il recupero crediti e la gestione dell’ansia.

Ma occhio, anche i lavori da dipendente, se prevedono un minimo di responsabilità, creano stati d’animo ansiogeni che bisogna imparare a gestire. E spesso richiedono tanta pazienza con il responsabile del progetto, e a volte richiedono orari impossibili magari pagati in nero fuori busta.

Allora dimmi, in quale lavoro dipendente si può decidere l’ora della sveglia, le ore di lavoro giornaliere (4–8–16?), il luogo di lavoro (a casa, in un co-working, in un parco?). In quale lavoro dipendente puoi coltivare i tuoi hobby, nel mio caso correre, suonare, cucinare, smanettare sulle biciclette? E soprattutto, quale lavoro mi avrebbe dato l’opportunità di vedere crescere mio figlio ogni giorno? Te lo dico io, nessun lavoro dipendente.

Quindi non lamentarti in continuazione e smetti di annoiarmi. Se vuoi una mensilità economica, non fare il freelance. Se ambisci a facili guadagni, fai altro, che ne so, il dentista.

Se invece vuoi provare a capire quanto vale la tua libertà allora fallo, ma con coraggio. Piuttosto che lamentarci, cerchiamo di sfruttare al massimo i vantaggi di un modo di lavorare che tutto sommato può diventare interessante e dignitosamente remunerativo. Come?

Crea un network, una rete di professionisti del tuo settore, per collaborare ai progetti pagati ma anche a quelli non pagati, che sono importanti come i primi, perché ti danno modo di accedere alle riserve di energia necessarie a tirare fuori un’idea tua, che magari non c’è ancora, e magari è innovativa e magari diventerà una nuova startup. Così si crea lavoro, per se e per gli altri, si crea innovazione, si crea eccellenza. Parole strausate sui canali d’informazione, alle quali è tempo di iniziare a dare un senso.

Crea un network per creare relazioni. Relazioni umane. È impensabile sopravvivere a una vita (lavorativa) da eremiti, l’animo umano ha bisognodi relazioni. Quindi esci di casa, chiacchiera con il fruttivendolo, vai a pranzo con un collega, parlagli di quel progetto che ti è venuto in mente. E fallo con passione, fallo con entusiasmo. Cerca di essere coinvolgente, incoraggiante, determinato, fiducioso.

Smetti di piangerti addosso, piuttosto entra a mani basse in un loop dipositività che ti offrirà il lusso di goderti la vera essenza della vita da freelance, e vedrai che i progetti interessanti e — soprattutto — ben pagati, non tarderanno ad arrivare.

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